Lavorazione a lamina o piastra.
Fra le tecniche di lavorazione dei metalli, usate per
la gioielleria, quella a lamina o a piastra è,
certamente, la più antica e precede la tecnica
a fusione e quella a filigrana che, pure, erano antichissime.
Gioielli in lamina d’oro o d’argento, appartenenti all’area
di cultura asiatica, lavorati a graffito, risalgono addirittura,
all’età neolitica. Poi, man mano, questo tipo di
lavorazione si estese in tutto il Mediterraneo e presso
i popoli dell’Europa del nord.
Essa era conosciuta e praticata anche in Sardegna, fin
dall’età dei nuraghi; ma, sempre nello stesso periodo,
erano già conosciuti gioielli in metallo nobile,
in gran parte egizi, introdotti dai fenici ed ora conservati
nei maggiori musei dell’isola. Per i lavori in lamina
d’oro si usava, come si usa ancora, una lega d’oro e rame,
oppure d’oro, argento e rame poiché questi ultimi
due metalli vengono usati, in varia percentuale, per dare
all’oro, una maggiore durezza mentre ne aumentano la malleabilità
e ne accelerano il punto di fusione.
Il pezzo del metallo viene appiattito a macchina, con
un laminatoio oppure con un martello piatto, mediante
un’operazione chiamata “tiratura a martello”.
La lamina si presta a vari tipi di lavorazione, come vedremo
qui di seguito.
La
traforazione.
Dentro i contorni del gioiello, costituente il disegno,
si esegue con martello e scalpello (cesello a taglio dritto
e sagomato), generalmente con tagli a linee miste nelle
quali predominano il triangolo e il cerchio.
A volte, se occorre, si piega una lastra dentro una matrice
sagomata fecendole prendere una forma concava da una parte
e convessa dall’altra, mediante colpi di martello a testa
tonda (stozzo), con un’operazione semplice, senza ornati,
chiamata “strozzatura”; lo stesso tipo di lavorazione,
ma dove figurino ornati, si chiama, invece “impressione”
o “stampa”, e viene eseguita con ceselli di vario tipo.
Lavorazione
a sbalzo.
La lamina si può lavorare a “ sbalzo”, facendole
prendere cioè, la forma voluta, mediante colpi
di mazzetta, aiutandosi con forme in rilievo, di legno
duro o con piccole incudini bicornie, cioè munite
di due corni, uno piramidale e l’altro conico. Il lavoro
a sbalzo viene eseguito sulla faccia posteriore della
lamina, in negativo.
Intaglio.
Una tecnica simile e, per così dire, opposta a
quella a sbalzo, è intaglio. Consiste nel dare
la forma voluta alla lamina, ma sulla parte dritta (in
positivo). Si utilizzano per questa tecnica, punzoni di
varie forme e dimensioni.
Cesellatura.
L’opera può essere rifinita, poi, "a cesello".
Questo è uno strumento costituito da una barretta
a sezione quadrangolare, lunga 10-15 centimetri, terminante
con una estremità variamente sagomata, piatta,
a punta, a scalpello, conica, semisferica, a seconda del
tipo di lavorazione da eseguire. Con altri tipi di cesello
si possono ottenere anche effetti chiaroscurali sulla
superficie della piastra, con la zigrinatura, la brunitura
e varie altre decorazioni d’impronta pittorica. Il lavoro
può anche essere rifinito con la lima, togliendo
le parti eccedenti, smussando gli spigoli, correggendo
eventuali imperfezioni e dando, con lo stesso strumento,
effetti decorativi sulla superficie a vista della lamina.
Fra gli altri tipi di lavorazione più usati, con
lamine di metallo, figurano:
a.
L’incisione, si esegue con bulini muniti di una punta
tagliente di acciaio o con bulini “a velo” o a “pettine”,
provvisti di due o più punte vicine e allineate
che, asportando riccioli di metallo dalla lamina, tracciano
dei cataletti seguendo le linee del disegno. Anticamente
i segni si tracciavano con punte di pietra durissime;
b.
L’ agemina, che consta in una decorazione a incastro di
metalli nobili, con l’aggiunta di pietre dure, filamenti
d’oro o argento o madreperla su una superficie di altro
metallo;
c.
La niellatura, che si ottiene incidendo, sulla superficie
della lamina, il disegno voluto,con un bulino e riempiendo,
poi, i cataletti ottenuti con l’incisione, con lega di
metallo di diverso colore della piastra, ottenendo, in
tal modo, effetti e contrasto cromatici;
d.
La smaltatura, che consiste nel fondere direttamente sulla
piastra, entro alveoli che fanno parte della composizione
del disegno, un colore a smalto (vernice vetrosa) che
permette di ottenere gustosi effetti cromatici.
La lavorazione a lamina non sempre è usata da sola,
come si è visto. Anzi, spesso, su una superficie
in lamina stozzata, traforata o sbalzata, si interviene
con l’aggiunta di motivi decorativi a filigrana, a fusione,
a smalto, che ne arricchiscono, a loro modo, il disegno
e l’effetto d’insieme, ma che non sono, tuttavia necessari,
essendo il lavoro eseguito a lamina, per così dire,
autosufficiente date le sue pressoché infinite
possibilità di realizzare qualunque tipo di figure,
effetti e di ornamenti.