|
....rinforzati da broccati e passamanerie dorate ai quali
vengono fissate le fettucce per l'allacciatura alla vita;
e ancora gli abbondanti spacchi nelle maniche dei giubbini
rifiniti con fantasiose decorazioni floreali. Si può
affermare che è l'insieme dei soli dettagli che fa
distinguere, nella maggior parte dei casi, un costume di
un paese da un altro. Ciò si può notare soprattutto
nell'abbigliamento che maggiormente ha conservato le antiche
fogge tradizionali. Al di fuori dei particolari, il taglio
dell'abito è sempre pressochè lo stesso dappertutto.
Quello femminile ricorda la forma di un trapezio di cui
la base maggiore è costituita dalla balza della lunga
gonna e l'altra, dalla sommità dello scialle sul
capo. Ha poi una camicia bianca sulla pelle, un corpetto
e un giubbino, quest' ultimo aperto lungo le maniche per
far intravedere la sottostante camicia bianca; quindi, la
gonna, nella maggior parte dei casi in orbace rosso, bruno
o nero, quasi sempre plissettato e arricchito con una balza
finale in brocato o seta, intessuta o dipinta a fiorame.
Molto importante fra i dettagli, è l'acconciatura
dei capelli, anche perchè determina un uso più
o meno ricco di gioielli: a seconda del modo di raccogliere
i capelli sulla nuca ne deriva l'uso di un particolare copricapo,
cuffia, scialle o altrochè lascia libero il collo
e, a volte, anche il petto.
In generale
si nota che nei costumi in cui vengono usati fazzoletti
o strette bende che avvolgono interamente il capo, sono
quasi del tutto assenti i gioielli sulla pelle, come orecchini
e collane; mentre al contrario, se ne fa un più largo
uso in quei costumi che lasciano scoperti il collo e le
orecchie. Ne deriva che anche la produzione e la presenza
degli artigiani orafi è più cospicua in quei
paesi o zone in cui si fà più largo usa dei
gioielli nell'abito tradizionale. Ne è un esempio
Iglesias (che anche per la presenza di miniere di presenze
argentifere) ha avuto una maggiore concentrazione di tali
artigiani che hanno influenzato in modo determinante tutta
la produzione isolana. Da tutto ciò deriva che il
gioiello è un dettaglio importante anche nell'identificazione
di un costume, è adesso strettamente legato e, nelle
sue molteplici espressioni e forme, lo integra e completa
nei suoi elementi decorativi. Nella donna sarda i gioielli
determinano un fascino particolare e vengono tramandati
di madre in figlia e conservati come fossero cose più
sacre che preziose. E' vero anche che il costume risulta
, agli occhi di tutti, più piacevole se è
arricchito da ninnoli preziosi di varia fattura e collane,
catene, orecchini, anelli ed anche gli oggetti personali
da toeletta, nonchè i rosari, gli amuleti e tanti
altri ornamenti, vengono usati in grande quantità.
ed è probabile che l' uso del costume tradizionale
abbia resistito in modo anacronistico più che in
ogni altra regione italiana anche per la preziosità
di questi dettagli che lo compongono e lo arricchiscono.
Classificazione dei gioielli
Tale e tanta è la varietà dei gioielli,
legati al costume tradizionale sardo, che si può
affermare che, come ogni paese della Sardegna ha un costume
proprio, così ogni costume ha i suoi particolari
gioielli. Questi, pur molto simili fra loro, sia per fattura
o foggia, sia per l’uso che di essi si fa, presentano tuttavia,
significative varianti. Dovute alla personalità,
alla bravura, alla sensibilità e al gusto dei singoli
orafi, oppure alla differenza dell’uso fra abito giornaliero
e quello festivo, nonché alla possibilità
economiche del committente. Da queste considerazioni scaturiscono
la necessità e l’opportunità di stabilire
una classificazione che, per grandi linee, raggruppi questa
vasta produzione locale di oggetti preziosi, a seconda della
loro destinazione. Abbiamo pertanto:
a) gioielli
di pratica utilità;
b) gioielli ornamentali;
c) amuleti e talismani;
d) gioielli destinati al culto;
e) gioielli per toeletta.
Gioielli
di pratica utilità.
Per gioielli di pratica utilità si intendono tutti
gli elaborati in argento e oro, indispensabili nell’abbigliamento:
bottoni, ganci e “pancere”, spille e catene.
I bottoni, generalmente in coppia, del tipo dei gemelli,
servono essenzialmente per chiudere il collo e i polsi della
camicia, nonché i polsi delle maniche del corsetto
(zippone), sia del costume femminile sia in quello maschile.
In origine, come tutti i gioielli sardi, erano foggiati
in argento e, solo più tardi, si eseguirono anche
in oro e furono destinati all’abito della sposa. I bottoni,
infatti, insieme agli altri gioielli, facevano parte della
consistente dote che la famiglia dello sposo usava portare
come regalo alla sposa. In alcuni paesi della Barbagia assolveva
a questa funzione la futura suocera della ragazza che, accompagnata
dal marito, portava in dono in un cofanetto “sas prendas
de oro e de patta” (i gioielli d’oro e d’argento), che,
poi, due “costazzeras” (dame di compagnia che solitamente
erano le sorelle o comunque parenti strette dello sposo),
sistemavano sul costume e indosso alla sposa.
|