|
Negli ultimi tempi si è assistito al progressivo
ed inarrestabile sviluppo delle attività di e-commerce,
tuttavia, il mancato adeguamento dell’attuale legislazione
fiscale alle concrete esigenze di questo particolare settore,
crea non pochi problemi a chi decide di intraprendere un’attività
sul Web.
In generale, una tassazione che favorisca la crescita dell’e-commerce
deve avere regole chiare e semplici, nonché prevedere
sistemi fiscali dinamici e flessibili, in grado di adattarsi
con facilità agli sviluppi tecnologici e commerciali
futuri.
Dal punto di vista dell’esecuzione del contratto, si possono
avere due diverse tipologie di commercio elettronico: e-commerce
indiretto, dove il contratto è stipulato per via
elettronica, mentre l’esecuzione dello stesso avviene per
via tradizionale (ad es., ordinazione on-line di un libro
successivamente spedito per posta); e-commerce diretto,
dove tutte le fasi del contratto - preliminari, conclusione,
esecuzione, pagamento - avvengono on-line (ad es., scaricare
direttamente sul proprio PC il software acquistato).
Nel primo caso si verifica una cessione di beni materiali,
mentre nel secondo una cessione di "beni virtuali":
la certificazione di corrispettivi nelle vendite via Internet,
varia a seconda si verifichi l’una o l’altra delle ipotesi.
Per la cessione di beni materiali, la vendita su Internet
è, infatti, assimilata alla vendita per corrispondenza,
esente dall’obbligo di fatturazione. Il Web risulta essere
soltanto un mezzo per inoltrare l’ordine, dal momento che
il bene commissionato verrà poi consegnato per vie
tradizionali. L’unico obbligo per l’esercente che opera
in Rete è quello di annotare sui suoi registri il
corrispettivo percepito.
La predetta agevolazione non copre invece le transazioni
di beni virtuali: queste ultime vengono equiparate alle
prestazioni di servizio che non ammettono, ai fini della
certificazione dei rispettivi, alcuna deroga. Avvenendo
il pagamento contestualmente alla prestazione (ad es., lo
scarico di un software) l’esercente può emettere
fattura per via telematica. Ciò significa fatturare
ogni singola transazione con riferimento al momento del
pagamento da parte del cliente.
Una proposta sollecitata da più parti è di
estendere l’agevolazione anche alla cessione di beni immateriali
(o virtuali). Tale estensione potrebbe essere realizzata
facendo rientrare le suddette prestazioni (Dpr 633/72, art.22,
1° comma) tra quelle effettuate nelle abitazioni dei
clienti che, per l’appunto "scaricano" il bene
virtuale sul proprio personal computer.
In conclusione, non resta che auspicare una semplificazione
degli adempimenti in materia fiscale ed una certezza delle
regole che, pur assicurando le necessarie risorse all’erario,
sostengano la diffusione del commercio elettronico quale
opportunità per gli imprenditori italiani di grande
visibilità sui mercati internazionali, senza situazioni
di svantaggio competitivo nei confronti degli operatori
degli altri Paesi.
Fonti:
- E-commerce: beni virtuali in cerca di semplificazioni,
da "Il Sole 24ore" del 5-06-00
- La fiscalità del commercio elettronico. Opportunità
e rischi per le amministrazioni finanziarie, di Giancarlo
Fornari, da "Il fisco" n. 18/2000.
|